E
I MURALES? 
Le inchieste di Pepè Catricalà - Ausiliario del
traffico
Negli ultimi
anni il centro storico è diventato una specie di regno
dell'immaginazione. Alice nel Paese delle Meraviglie sorride
da un muro, Pinocchio allunga il naso da un vicolo, Peter
Pan svolazza sopra un arco e Biancaneve osserva i visitatori
con quell'espressione da persona che vive con sette uomini e
ha imparato a sopportare qualsiasi cosa.
Le scolaresche
arrivano numerose. I bambini corrono tra i vicoli. I
professori contano gli alunni ogni trenta secondi, perché
perdere uno studente in gita scolastica equivale più o meno
a perdere una testata nucleare.
Fu proprio una mattina di
ottobre che scoppiò il caso.
Alle otto e trenta il
sindaco telefonò al comando dei carabinieri. Alle otto e
trentadue il comandante, Egidio Rapisarda, telefonò a Pepè
Catricalà.
Alle otto e trentatré Pepè capì che la sua
tranquilla giornata di multe era finita.
«Sono spariti!»
«Chi?»
«I murales!»
«Tutti?»
«Tutti!»
Pepè
rimase in silenzio. Nella sua carriera aveva visto rubare
biciclette, galline, olive, Melchiorre e perfino un
pentolone di morzello.
Ma dei murales rubati gli
mancavano.
Arrivò a Castellaci e trovò una situazione
apocalittica.
Il sindaco era disperato.
Gli assessori
camminavano avanti e indietro.
Una maestra minacciava
recensioni terrificanti su internet. Due bambini piangevano
perché volevano vedere Alice. Un terzo piangeva perché aveva
scoperto che Alice non esisteva davvero.
I muri,
effettivamente, erano vuoti.
Biancaneve sparita.
Pinocchio sparito.
Peter Pan sparito.
Alice sparita.
Al loro posto solo intonaco bianco.
Sembrava che qualcuno
avesse cancellato le pitture durante la notte.
«Ci hanno
distrutto il turismo!» gridava il sindaco.
Pepè osservò
attentamente le pareti.
Era strano. Molto strano.
L'intonaco appariva perfetto. Troppo perfetto.
Se
qualcuno avesse cancellato i dipinti sarebbero rimasti
segni, macchie o differenze di colore.
Invece nulla.
Sembrava quasi che i murales non fossero mai esistiti.
Passò tutta la mattinata a fare domande. Nessuno aveva visto
movimenti sospetti. Nessun camion. Nessun pittore. Nessun
vandalo. Nemmeno un ubriaco.
Due giorni dopo, a ora di
pranzo, sconsolato, si fermò al Bar Atteritano.
Raffaele
lo vide entrare e disse:
«Hai trovato il ladro delle
fiabe?»
«No.»
«Secondo me è stato il lupo cattivo.»
«chi te mangerra, nu lupu» (che ti mangiasse, un lupo)
«beviti un caffè e poi ci pensi.»
Pepè bevve in silenzio.
Poi notò una cosa curiosa.
A un tavolo sedevano tre
pensionati che giocavano a carte. Uno di loro stava
protestando.
«Ve l'avevo detto che era una stupidaggine!»
«Ormai l'abbiamo fatto.»
«Adesso verranno i Carabinieri.»
Pepè non ci fece troppo caso.
Finché sentì una frase che
gli drizzò le orecchie.
«Tanto fra un po’ ricompare
tutto.»
Si avvicinò lentamente.
«Cos'è che deve
ricomparire fra un po’?»
I tre pensionati divennero
improvvisamente interessatissimi alle carte. Talmente
interessati da tenere in mano le carte al contrario.
Pepè
capì subito di essere sulla strada giusta. Dopo alcuni
minuti di domande emerse una verità sorprendente.
I tre
appartenevano al Circolo Anziani del paese.
Da mesi
sostenevano che tutti quei turisti venivano soltanto per
fotografare i murales e ignoravano completamente il resto
del borgo.
«Pepè! Belcastro è pieno di altre cose
bellissime»
Nessuno osserva i portali antichi.
Nessuno
guarda le chiese.
Nessuno guarda il castello
Nessuno
ammira i panorami.
Tutti inseguono Pinocchio.
«E
allora?»
«E allora abbiamo deciso di dare una lezione ai
visitatori.»
«Cioè avete rubato i murales?»
«No. Mica
siamo scemi.»
Pepè, conoscendoli, non era completamente
d’accordo.
«Allora spiegatevi.»
La spiegazione era
tanto assurda quanto geniale. I pensionati avevano reclutato
il nipote di uno di loro. Durante la notte avevano steso
enormi pannelli leggerissimi dipinti dello stesso identico
colore delle pareti.
Applicati davanti ai murales, li
avevano nascosti completamente.
Tecnicamente i murales
erano ancora lì. Semplicemente nessuno poteva vederli.
«Perché?»
«Per costringere le persone a visitare il resto
del paese.»
«E ha funzionato?»
«Pare di sì.»
In
effetti aveva funzionato.
Quella mattina decine di
turisti avevano percorso vicoli normalmente deserti alla
ricerca delle fiabe scomparse.
Avevano scoperto scorci
che normalmente ignoravano. Avevano visitato monumenti che
nessuno guardava. Avevano persino comprato souvenir.
«Quindi avete organizzato tutto questo casino per fare una
specie di lezione culturale?»
«Esatto.»
Pepè si passò
una mano sul viso.
Mai nella storia dell'umanità qualcuno
aveva nascosto dei murales per valorizzare il patrimonio
artistico.
Era una follia così profondamente belcastrese
da risultare quasi commovente.
Nel pomeriggio il mistero
fu svelato. I pannelli vennero rimossi.
Alice tornò al
suo posto.
Peter Pan riprese a volare.
Pinocchio tornò
a mentire serenamente.
Biancaneve tornò a convivere con i
suoi sette coinquilini.
Il sindaco capì che il gesto era
stato fatto a fin di bene.
I pensionati si mostrarono
pentiti.
La questione finì lì.
Come finiscono quasi
tutte le questioni nei piccoli paesi: con una discussione
interminabile e un caffè offerto a tutti.
Il giorno dopo
un quotidiano locale titolò:
DOPO DUE GIORNI DI LATITANZA
SI CONSEGNANO ALICE, PINOCCHIO E PETER PAN
Sotto il
titolo compariva una fotografia dei tre pensionati
sorridenti.
Uno teneva in mano un pennello.
Uno una
latta di pittura.
Uno un rullo.
Sembravano una banda
criminale organizzata da una cooperativa di imbianchini.
Pepè lesse l'articolo al Bar Atteritano.
«Alla fine
avevano ragione loro» disse Raffaele.
«Su cosa?»
«Da
quando sono spariti i murales tutti parlano delle bellezze
di tutto il borgo. Prima parlavano solo dei murales.»
Pepè rifletté qualche secondo.
Odiava ammetterlo.
Ma
forse quei tre vecchi pazzi avevano davvero avuto una buona
idea.
«Sì, però la prossima volta potrebbero limitarsi a
scrivere una lettera al sindaco.»
«E dove sarebbe stato
il divertimento?»
Pepè non seppe rispondere.
Del resto
era Belcastro.
Un paese dove perfino le fiabe, ogni
tanto, decidono di prendersi due giorni di ferie.
N.B. La storia, i nomi e i personaggi sono interamente INVENTATI!
24 ottobre 2026