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facebookLe inchieste di Pepè Catricalà

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IL LADRO DI FIGURINE

Quando li vide seduti, uno di fronte all’altro, con quella specie di cartoncini in mano, non riusciva a capire se era veramente quello che pensava: “sono figurine?” Si chiese emozionato Catricalà. Si avvicinò lentamente, cercava di scoprire con che cosa stessero giocando, un po’ come fanno i giocatori che “spizzicano” piano piano le carte per vedere che punteggio hanno in mano. Quando fu sicuro che quei bambini avevano in mano delle figurine il magone quasi gli impediva di parlare. Gli ricordavano quando bambino lo era lui, quando passava ore con gli amici a giocare con le figurine dei Calciatori. Quante figurine aveva vinto! I suoi amici Roberto e Pino ancora piangevano per le partite perse. Solo quando fu abbastanza vicino si accorse, con cocente delusione, che non erano le figurine Panini dei Calciatori ma bensì quelle dei fottuti Gormiti. D’istinto le avrebbe volentieri strappate dalle mani di quelle piccole carogne e fatte in piccoli pezzettini.

“Come si fa a preferire i Gormiti ai Calciatori” continuava a ripetersi deluso, scuotendo la testa.

Se ne andò perché sapeva che non avrebbe resistito alla tentazione di insultarli.

 

Il giorno dopo Catricalà era felice come un bambino quando la mamma di uno delle due piccole carogne gli disse che al figlio avevano rubato tutte le figurine. Non ce la faceva proprio a non provare gioia nel sapere che quelle minchiate avevano “preso il volo”. Figuriamoci se poteva perdere tempo con queste sciocchezze. Certo, se avessero rubato le figurine dei Calciatori, forse poteva anche interessarsi ma per i Gormiti proprio no. Ma la madre del bimbo continuava ad insistere ed allora Catricalà cedette. Ma diciamoci la verità, dei Gormiti, a Pepè, non gliene fregava niente, diciamo che gli interessava di più la madre del bambino, che era particolarmente “avvenente”. Non lo fece sicuramente “per senso del dovere”.

 

Cominciò con farsi dire i nomi degli amici del bambino che il giorno prima giocavano con lui. Era chiaro che il manigoldo era da cercare fra di loro. Quindi, il giorno dopo, con la scusa di dirigere il traffico davanti alla scuola elementare “Maria Celi”, cominciò a fare qualche domanda ai bambini. Non l’avesse mai fatto, fu investito di parole e storie sui Gormiti, non la finivano più, cominciarono a parlare di popolo della luce e della foresta, di Eraclion, Poivrons il Guardiano, Carrapax , Nobilmantis…” BASTA!!! - urlò all’improvviso Catricalà – non me ne frega niente della vita dei Gormiti!”

Si accorse di averla fatta grossa quando vide i bambini con le lacrime agli occhi. Cercò di rimediare ma ormai si era inimicato mezza scuola elementare. Dovette ripiegare su un’altra pista.

 

Il giorno dopo, la madre del bambino derubato, si presentò nell’ufficio di Catricalà, era particolarmente attraente, Pepè si era ‘mpupazzato* a guardarla. La signora aveva un foglio in mano, glielo sventolò davanti agli occhi più volte prima di riuscire a togliergli lo sguardo dal suo  prorompente seno, dicendo: “vogliono un riscatto!”

Catricalà, riavutosi dall’apparizione, non riusciva a crederci, la lettera era scritta con lettere ritagliate dai giornali, come si usava una volta, con su scritto:

  

“Fronte di liberazione nani da giardino?” Si chiese ad alta voce Pepè, aggiungendo: “Questa faccenda mi sembra tutta uno scherzo! Ma lei ha dei nani in giardino? No, vero?” Aveva sempre odiato i nani da giardino, soprattutto quelli di Biancaneve, sperò fino all’ultimo che dicesse di no ma purtroppo la signora confermò.

“Si, ne ho due: Brontolo e Pisolo, gli altri cinque li ha rotti mio figlio giocando a pallone.”

Il bambino cominciava a stare simpatico a Catricalà.

Non restava che stare al gioco, così si diedero appuntamento per le 9.30 del giorno dopo, in piazza San Tommaso d’Aquino (‘u pumu). Chiese alla Signora di portare i nani per il riscatto.

 

Si incontrarono nell’arco di Palazzo Poerio che dava sulla piazza, in modo da non esser visti. Si misero d’accordo sul da farsi e mandarono il bambino all’appuntamento con il “riscatto”.

Loro due andarono sul terrazzo che c'era sul "pumu" e che si affacciava proprio sulla caserma vecchia, da li potevano osservare senza essere visti. Il bambino avanzava verso l’appuntamento entusiasta, tutta questa storia gli sembrava un film dove lui era un Gormito che lottava per il bene.

Ore 9.55 il bambino è davanti al punto stabilito e Catricalà con la madre lo osservano dall’alto.

Ore 10.00 un uomo si avvicina al bambino, gli passa davanti ma prosegue… falso allarme, era solo di passaggio.

Ore 10.05 un bambino, con la maschera da elfo, cade con la bicicletta proprio dietro a Catricalà che si gira e insieme alla Signora, lo aiutano a rialzarsi assicurandosi che non si sia fatto male.

Ore 10.06, quando Pepè e la signora  ritornano ad osservare il bambino lo scambio è già stato fatto!

 

Catricalà era su tutte le furie, fregato come un principiante. Era chiaro che il bambino in bici era un complice che aveva il compito di distrarli al momento giusto, e ci era riuscito!!!

“Non si preoccupi, può succedere a tutti” continuava a ripetergli la signora con sguardo pietoso, e questo lo faceva incazzare ancora di più. Se mai avesse avuto una sola possibilità di successo con lei oramai se l’era bruciata.

Catricalà chiese al bambino informazioni sullo scambio ed il bambino rispose: “mi ha dato le figurine e si è preso il sacchetto, poi è andato via senza dire una parola. Ah, dimenticavo, era un bambino con la maschera da elfo!”.

Questo confermava la complicità con il bambino della bici.

Non può essere vero, pensò Catricalà. Nani da giardino, “elfi” ricattatori; sembra una storia uscita da un libro di fiabe.

 

Catricalà aveva sottovalutato tutta la faccenda, decise che doveva saperne di più su questo fantomatico “Fronte di liberazione nani da giardino”. Fece qualche ricerca, capì che era una trovata goliardica, per i suoi adepti i nani messi nei giardini erano come rinchiusi in una prigione e invece dovevano stare “liberi” nei boschi. Si, aveva trovato storie di nani spariti dai giardini ma mai avevano chiesto riscatti per liberarli.

 

Decise di preparare un’esca. Mise una statuetta di elfo nei giardinetti vicino alla fontana di Caria, con dentro un piccolo ricevitore satellitare, quelli che trovi su ebay a pochi soldi. Ci volle qualche giorno ma finalmente il nano fu rubato. Non restava che seguire il segnale. La statuetta era localizzata a pochi km di distanza, ci impiegò pochi minuti per raggiungere la destinazione. Il posto si trovava in località Latterusa, si trattava di una casa isolata su cui c’era scritto: Casa di riposo per nani del circo.

Non sapeva nemmeno che esistessero delle case di riposo per questa categoria. Aveva sentito parlare di case di riposo per artisti, per militari, per il clero ma mai per nani del circo.

Suonò al citofono ma non aprì nessuno, decise di fare un giro intorno alla casa, che peraltro era circondata da un ampio giardino. Quando fu dietro alla villa si presentò ai suoi occhi uno spettacolo mai visto: migliaia di nani di gesso sparsi per l’ampio giardino. Ce n’erano di tutti i tipi, dai classici di biancaneve agli elfi, di tutti i colori e misure. Scavalcò la recinzione e si mise a camminare in mezzo a tutti quei nani, si sentiva come Gulliver a Lilliput. Ad un certo punto si ritrovò davanti alla statuetta di elfo usata come esca.

“Chi è Lei? Che ci fa qui?” si sentì dire, alle spalle, Catricalà.

Si girò e restò meravigliato, davanti a lui c’erano due nani!

Superata la sorpresa Catricalà chiarì chi era e perché era lì.

Uno dei nani si sedette e incominciò a piangere mentre l’altro inizio a parlare:

“siamo stufi di vedere tutti questi poveri nani prigionieri nei giardini di gente malvagia e senza cuore, sono creature nate nei boschi e lì li riportiamo, ti prego lascia che portiamo a termine la nostra missione e questo ti porterà fortuna!”

Quindi non erano bambini, quelli con le maschere di elfo ma nani. Pepè provò tenerezza per loro, in fin dei conti nessuno aveva sporto denuncia per quei nani da giardino così decise di lasciarglieli, chiese solo la restituzione di Brontolo e Pisolo, i nani della signora.

Con le statuette in mano si presentò davanti alla porta della signora. Era fiducioso di fare colpo sulla donna, visto il successo della sua indagine, in più i nani avevano detto che lasciarglieli avrebbe portato tanta e tanta fortuna.

Suonò il campanello e sorridente attese che la porta si aprisse.

La porta si spalancò e invece della bella signora si ritrovò davanti un signore barbuto di circa due metri per cento kg di peso, al suo fianco c’era il bimbo delle figurine, il quale disse rivolgendosi all’uomo:

“papà, è lui che ci prova con la mamma!”

 

 

*Imbambolato

 

N.B. La storia, i nomi e i personaggi sono interamente INVENTATI!  Tranne i nomi di Roberto e Pino

  

14 settembre 2014 

 

 

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