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facebookLe inchieste di Pepè Catricalà

Ausiliario del traffico

 

 

 

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La soppressata maledetta

 

Le urla rimbombavano per tutta la ruga¹, tanto che tutti si affacciarono dalle finestre o scesero in strada per capire cosa fosse successo. Za Rusara² si disperava mazziandosi³. Inutili i tentativi dei vicini di farla calmare e cercare di capire, continuava ad urlare senza dare motivazioni. Solo dopo parecchi minuti e tentativi di calmarla si decise a parlare rivelando il motivo di cotanta disperazione: “mi hanno rubato una soppressata!”. Esclamò!!!

 

Za Rusara era una donna anziana, parecchio anziana, nessuno era a conoscenza della sua vera età. Tutti se la ricordavano cosi, da sempre. In pratica nessuno l’aveva mai vista giovane, neanche i vecchi del paese. Qualche maligno la chiamava 'a Magàra⁴, un po’ per il suo aspetto trasandato e, soprattutto, per la sua abitudine a inviare frequenti anatemi contro chiunque la importunasse.

Fu cosi che cominciò a lanciare, con fervida fantasia, i suoi anatemi, maledizioni, malauguri, dannazioni, e chi più ne ha più ne metta, contro gli autori del furto dell’amata soppressata.

Finito il rito della magarìa⁵ decise di andare a sporgere denuncia dai carabinieri.

 

Quando l’Appuntato di piantone la vide al videocitofono capì che non sarebbe stato un buon inizio di giornata. Prima di aprire fece un gesto scaramantico⁶ e poi andò ad avvisare il maresciallo Rapisarda, per chiedere lumi sul da farsi.

“E mo che vuole la Magàra?!” Esclamò il Maresciallo

Quando Za Rusara spiegò il motivo per cui si era presentata da loro, Rapisarda ebbe la brillante idea di consigliarle di rivolgersi all’ausiliario del traffico Pepè Catricalà, un mago in questi casi! Usò proprio questa frase, la carogna. Cosi, disse all’appuntato di avvisare Catricalà che Za Rusara si sarebbe rivolto a lui perché consigliata dall’Arma. Se la rideva alla grande Rapisarda, mentre lo diceva.

 

Catricalà, riattaccato il telefono, cominciò a bestemmiare imprecando contro il Maresciallo.

Una volta ricevuta la visita di Za Rusara, si recò sul luogo del furto per studiare il caso. All’interno della cantina c’erano appese a stagionare, su una canna di bambù, molte salsicce e soppressate. Erano talmente tante che la prima cosa che venne in mente a Catricalà fu di chiedere: “ma sei sicura che manca una soppressata?”

“Sicurissima sono”, rispose arrabbiata ed aggiunse: “manca la numero 17!”

“Minchia, addirittura le numera!!!” pensò Catricalà.

“E sbrigati a ritrovarla perché altrimenti venerdì la maledico e una sciagura si abbatterà su chi ne è in possesso!!!” disse Za Rusara.

“Perchè venerdì?”

“Perché le maledizioni si fanno di venerdì! Non sai proprio niente!” disse abbastanza irritata.

“Io invece maledirei Rapisarda per questa enorme rottura della minchia che mi ha appioppato.” Pensò Catricalà.

 

Decise che era il momento di ritornare in ufficio. Ma prima fece un salto al bar dell’amico Raffaele Atteritano, ci voleva un caffè per mitigare lo sconforto.

“Ti vedo giù Pepè, che succede?” Chiese Atteritano

Catricalà gli raccontò tutto e Atteritano sbiancò.

“Minchia, ha detto che la maledice?” chiese.

“Si, le solite stupidaggini per spaventare i creduloni…”

“Creduloni un cazzo!” lo interruppe Atteritano, aggiungendo “se la maledice bisogna assolutamente avvisare chi ce l’ha perché rischia grosso”.

Catricalà lo guardò sbalordito: “ma veramente credi a queste stupidaggini?”

“Non sono stupidaggini Pepè, Za Rusara è una potenza sotto questo aspetto. Io non la sfiderei”

 

Catricalà si avviò verso l’ufficio ridendo della paura di Atteritano. Non lo faceva cosi scaramantico.

Durante il percorso più di una persona gli chiese se era vero che la Magàra avrebbe maledetto la soppressata. In pratica erano bastati pochi minuti e già tutto il paese lo sapeva. A questo punto lo saprà anche chi l’ha rubata, pensò Catricalà.

 

Il giorno seguente Catricalà brancolava nel buio. Come faceva a trovare il colpevole senza uno straccio di indizio. Poteva essere stato chiunque, visto che le soppressate piacciono a tutti. Una cosa però non gli era chiara: perche rubarne solo una? A quel punto potevano prenderne tante e invece si sono fermati a una.

Mancava un giorno a venerdì, al rito della maledizione. Catricalà sorrideva quando ci pensava.

E proprio mentre sorrideva senti bussare fortissimo alla porta, quasi a buttarla giù.

“L’hanno ritrovata Pepè! L’hanno ritrovata!” urlò Atterritano.

“Cosa?” rispose Catricalà,

“La soppressata!” rispose Atteritano con il tono di chi vuol dire: ma dove vivi?

 

L’aveva ritrovata un signore dentro la sua cassetta della posta in via Lucio d’Orso, non avendo idea di l’avesse messa la.

Subito aveva dato l’allarme in tutto il paese, ci teneva a far sapere, indirettamente, a Za Rusara che non era stato lui a prenderla. Non sia mai la maledizione colpisse proprio lui che era innocente.

 

Catricalà andò subito a casa dell’interessato. Davanti al portone si guardo intorno e vide quello che sperava di trovare, una telecamera di sicurezza di un negozio li vicino. Entrò e chiese il permesso di visionare i filmati. Una volta fatto, si fece dare una copia e si recò subito dai carabinieri.

Ci volle un po’ per convincere il maresciallo Rapisarda a fare quello che gli chiedeva, ma in fin dei conti era stato lui ad appioppargli questa grana quindi doveva stare al gioco.

Il maresciallo fece rimettere a posto la soppressata, senza avvisare Za Rusara, ed aspettarono fino a sabato.

 

Sabato mattina Catricalà, il Maresciallo Rapisarda e due carabinieri si presentarono a casa di Za Rusara. Appena aprì la porta cominciò a urlare che la maledizione era ormai partita - manco fosse una raccomandata - e sarebbero stati guai per chi la possedeva. A quel punto Catricalà tiro fuori il cellulare e le fece vedere il video della telecamera del negozio, in cui si vedeva proprio lei che metteva la soppressata nella cassetta della posta.

Non fece una piega.

“Perché l’hai fatto?” chiese Catricalà

“Perché per togliere la maledizione quel fesso me ne darà altre 10 di soppressate.” Rispose candidamente la Magàra.

“Solo che la soppressata non ce l’ha quel “fesso” ma tu. E cosi ti sei maledetta da sola.” Rispose Catricalà indicando la soppressata appesa.

La Magàra si fece una risata e rispose: “perché pure tu credi a questa cazzata della maledizione? La gente è stupida, crede a queste fesserie e io ne approfitto. Parliamoci chiaro, chi crede a queste fesserie merita di essere fregata. E’ quasi un dovere fregarla.” In un certo senso aveva ragione.

“E’ vero sono delle cazzate, ma questo è l’unico caso in cui la maledizione si è avverata. Potrai vantarti che una tua maledizione ha colto nel segno, infatti per chi possiede la soppressata ora sono cazzi!” disse Catricalà sorridendo, facendo segno ai due carabinieri di ammanettarla.

 

1 Quartiere

2 Zia Rosaria

3 Prendendosi a schiaffi

4 La Strega

5 Magia nera

6 Si toccò le palle

N.B. La storia, i nomi e i personaggi sono interamente INVENTATI!

  

26 gennaio 2022

 

 

 

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